Nel 2017, anno dell’apertura del nostro Centro, abbiamo messo in scena tre spettacoli, ideati per la specificità dei nostri spazi. La ristrettezza della Sala Di Martino ha messo in risalto l’universo claustrofobico della famiglia ne Il principe, rivisitazione contemporanea dell’omonimo trattato machiavelliano, e Alla fine del tempo, libero riadattamento di un libro di Antonio Trabucchi, riflessione esistenziale sulla morte.
L’eleganza di un giardino siciliano di delizia ha fatto da cornice a La bottega del caffè, da Goldoni.

Nel 2018 abbiamo prodotto due spettacoli, uno “epico” sulla figura di Nino Martoglio come intellettuale (Sperduti nel buio), l’altro (Il dottor Di Martino è desiderato al telefono) un trasognato viaggio nell’immaginario teatrale.

Il 2019 è stato un anno molto creativo per Fabbricateatro. In primavera e in estate il tema dominante è stata una riflessione sui totalitarismi del XX secolo, nella forma drammatica della “dilogia” kafkiana Il Caso K (Il processo e Lettera al padre), e nella sophisticated comedy Il segreto di Audrey Hepburn, di Sal Costa.
A novembre abbiamo ripreso un autore per noi “classico”, Nino Martoglio, con il poco rappresentato Capitan Seniu.

I nostri propositi per il 2020 erano ambiziosi: da una parte volevamo realizzare una sceneggiatura rimasta per anni nel cassetto, Molly Bloom – Il divino è femmina, tratta dall’Ulisse di James Joyce; dall’altra avevamo intenzione di sviluppare il tema dei totalitarismi del ‘900, già trattato nel 2019 con Il processo e con Il segreto di Audrey Hepburn.
Lo spettacolo si sarebbe intitolato La banalità del male, ispirato al libro di Hannah Arendt sul processo di Gerusalemme al criminale nazista Adolf Eichmann. La novità principale dello spettacolo consisteva nell’impiego di un gruppo di giovani artisti (attori, performer, ballerini, musicisti) provenienti da varie esperienze formative del territorio. Nostra intenzione non era soltanto quella di inserire nuove risorse apportassero nuova linfa al gruppo dei nostri “attori storici”, ma anche quella di avviare una didattica di formazione sul campo.
Già le prove de La banalità del male erano in ottimo stato di avanzamento, già avevamo fatto le prime repliche di Molly Bloom, quando ci colpì la pandemia con i noti effetti perversi.
In estate, visti l’apparente mitigazione del virus e l’allentamento delle restrizioni, decidemmo di rappresentare, nel Giardino Fava, ‘U Vaccinu, giocoso rifacimento di ‘U contra di Nino Martoglio. Il cast era composto da alcuni nostri “attori storici” e da quel gruppo di giovani sopra ricordati.