I Miracoli Si Fanno In Due

I miracoli si fanno in due, di Giuseppe Pappalardo, con Giovanni Calabretta, Rita Marta Massaro e Sabrina Tellico. Audioluci di Simone Raimondo. Regia di Elio Gimbo.

Antonietta Portulano, la sfortunata moglie di Pirandello, e Marta Abba, sua attrice prediletta, s’incontrano senza conoscersi di persona e cominciano a conversare in sala d’attesa nello studio di un notaio agrigentino che le ha convocate entrambe per leggere le ultime volontà dello scrittore.

L’invenzione drammatica dell’autore, Giuseppe Pappalardo, giocata sul modello classico della commedia degli equivoci e dell’agnizione finale, mediante il confronto tra due personaggi tipici, la agrigentina Antonietta, vittima di un padre reazionario, di un senso di colpa angoscioso relativo all’aver causato col parto la morte della madre, impedita nei rapporti sociali e nell’acquisizione di un’istruzione decente, da una parte e la milanese emancipata Marta, dall’altra, mette in risalto alcuni nodi importanti della personalità di Luigi Pirandello, influenzato da un suo rapporto complesso e contraddittorio col femminile.

Alcuni vi hanno ravvisato un fondo di misoginia per non aver saputo “leggere” le ragioni profonde del disagio della moglie e per la frustrazione causatagli dall’amore non corrisposto per Marta. Giuseppe Pappalardo non avalla questa interpretazione negativa, facendo riferimento esplicito a testi come Come tu mi vuoi e Trovarsi, in cui l’artista Luigi avrebbe superato i limiti dell’uomo nella rappresentazione e nella comprensione del femminile.

Nativo di Paternò, palermitano di adozione, Giuseppe Pappalardo (1940), parallelamente alla sua attività professionale coltiva la passione per la poesia dialettale e gli studi filologici. Ha pubblicato sillogi in versi e testi teatrali, tra cui un altro su Pirandello e Il rosso dell’amaranto. Omaggio a Rosa Balistreri.